Mese: dicembre 2015

Stop Diseguaglianza – 10 dicembre – Giornata dei Diritti Umani

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Origine etnica e sociale, lingua, genere, età, orientamento sessuale, religione, disabilità, opinione, condizioni socio-economiche

SONO RICCHEZZE DA PROTEGGERE E VALORIZZARE

NON DOVREBBERO ESSERE OGGETTO DI PREGIUDIZIO, ESCLUSIONE E DISCRIMINAZIONE

GLI ALTRI NON DEVONO ESSERE COME TE PER AVERE I TUOI STESSI DIRITTI. Ognuno è diverso dall’altro, tutti meritiamo pari dignità e diritti.

LOTTA INSIEME A NOI PER COMBATTERE DISEGUAGLIANZA E DISCRIMINAZIONE.

 

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10 dicembre: Giornata dei Diritti Umani

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Ricorre oggi l’anniversario di quel 10 Dicembre 1948, il giorno in cui l’Assemblea Generale dell’Onu approvò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Art. 1 Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Libertà, eguaglianza e fratellanza sono i tre grandi spiriti della democrazia. I tre grandi diritti fondamentali che attraverso la Dichiarazione intendiamo riconoscere come propri di ogni essere vivente. Non hanno bisogno quindi di essere deliberati o concessi da questo o quel potere politico, ma ogni Istituzione ha il dovere di riconoscerli in quanto tali.

Queste tre parole possono oggi sembrare ad alcuni retoriche. La Dichiarazione nacque infatti dall’orrore prodotto durante la seconda guerra mondiale e lo scorrere del tempo ha reso lontane la dittatura, il totalitarismo e la guerra; con esse sembra essersi allontanata anche l’importanza dei diritti fondamentali stessi. Pensiamo oggi ai paesi che vivono ancora la guerra, alle nazioni che ancora devono riconoscere diritti fondamentali, ragioniamo su quei popoli che subiscono ancora il terrore della guerra e l’oppressione del dittatore. Ancora moltissime persone al mondo non si vedono riconosciuti diritti fondamentali come l’eguaglianza, la libertà, la pace e la partecipazione democratica.

Ma un pensiero dovremmo farlo anche su quei paesi come il nostro; nazioni che hanno sancito, attraverso le proprie carte costituzionali e le proprie norme, quei principi fondamentali che oggi vengono ricordati. Siamo davvero liberi? E’ la nostra una democrazia compiuta? Siamo davvero tutte e tutti uguali davanti alla legge? Abbiamo le stesse opportunità?

E una riflessione ancora più importante dovremmo farla su noi stessi come persone e cittadini. Quanto siamo portatori di quei valori civili, laici e democratici che la Dichiarazione elenca? E quanto invece siamo noi i primi a cadere nell’errore del sessismo, del razzismo e delle diverse forme di prevaricazione e discriminazione? Quanto promuoviamo la pace al posto della violenza nella vita di tutti i giorni? Quanto siamo disposti a dare solidarietà umana all’altro che è diverso da noi per qualcosa?

A noi il compito di decidere ogni giorno se distruggere quei diritti che sono stati conquistati per noi con enormi perdite e sofferenze, oppure se promuovere il seme della democrazia il cui frutto non è mai dato per scontato. Per questo oggi più che mai abbiamo l’obbligo di ricordare il senso critico necessario a ragionare su questi temi, il senso critico che è l’unico a poter decostruire stereotipi e conformismo che ci fanno credere di essere nella direzione giusta solo perché è la direzione che seguono tutti, il senso critico che è l’unico a poter promuovere il dubbio che è alla base di ogni miglioramento personale e sociale. Solo impegnandoci possiamo difendere oggi e ovunque quell’eguaglianza, quella libertà e quella fratellanza che dovrebbero sempre guidarci.

Marco Coppola – presidente di Rompere Le Catene Onlus -10dicembre.org

Giornata mondiale del volontariato

La giornata mondiale del volontariato è l’occasione per reclutare nuovi compagni e compagne di viaggio. Diventa volontario di Rompere Le Catene Onlus. Lotta insieme a noi contro ogni forma di diseguaglianza e discriminazione. Costruiamo insieme un mondo dove siano maggiormente rispettati i diritti umani fondamentali e l’ambiente. Scrivici qui.

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Giornata mondiale del volontariato, in Italia oltre 44 mila associazioni

I dati del primo rapporto del Csvnet, presentato poche settimane fa. La maggior parte delle associazioni (55%) opera nel campo dell’assistenza sociale (11.812) e della sanità (9.098). Solo il 4% ha un presidente con meno di 35 anni. L’età media dei volontari è di 48 anni

05 dicembre 2015

ROMA – Si occupano soprattutto di assistenza sociale, sono di piccole dimensioni e si trovano per la maggior parte al nord: sono le organizzazioni di volontariato in Italia, censite nel primo rapporto nazionale del Csvnet, Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, promosso dalla Fondazione Ibm Italia. Il rapporto è stato presentato lo scorso ottobre. Ne riproponiamo i dati salienti oggi, in occasione della Giornata internazionale del volontariato.

In totale, sono stati raccolti i dati riguardanti 44.182 associazioni: non solo quelle iscritte ai registri pubblici, ma anche quelle registrate unicamente nelle banche dati dei Centri di Servizio. Il risultato è fotografia più dettagliata del mondo del volontariato mai realizzata in Italia.

 

La maggior parte opera nel campo dell’assistenza sociale (11.812) e della sanità (9.098): da sole queste due classi racchiudono il 55 per cento del totale delle associazioni. Seguono quelle che si occupano di cultura, sport e ricreazione. Anziani e minori sono le categorie primarie di utenti con il 25,4 per cento, mentre si dedicano a malati e disabili il 18 per cento delle organizzazioni. Si occupano di nomadi, immigrati o profughi il 5,7 per cento. Al nord e nel centro si trovano oltre la metà delle associazioni: Lombardia, Toscana, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna sono le regioni in cui le realtà del volontariato sono più radicate. Se però si confronta il numero di abitanti con quello delle organizzazioni, sono Friuli Venezia Giulia e la Valle d’Aosta ad avere più onlus. Al sud e nelle isole si registrano, invece, le percentuali più basse: rispettivamente il 17 e il 6 per cento del totale.La metà delle associazioni opera con meno di 16 volontari: solo il 15 per cento ha un numero superiore a 50. Per quanto riguarda i soci, ne hanno meno di 60 il 50 per cento, mentre poco più del 10 per cento ha una base associativa molto estesa (oltre 500 soci). La rappresentanza legale è composta, per i due terzi, da uomini.

Negli ultimi sette anni il numero di nuove associazioni costituite è diminuito costantemente: nel 2014 si è registrato un meno 15 per cento rispetto all’anno precedente. Le associazioni più piccole per numero di volontari e per numero di soci sono anche quelle più giovani: il 50 per cento è stato costituito dal 2000 in poi. La metà delle organizzazioni con più di 60 volontari ha oltre 25 anni di storia. Quelle più “anziane” si occupano di sanità: il 50 per cento ha quasi 30 anni di attività, mentre quelle di più recente costituzione sono nel settore ambientale (anno 2006) della protezione civile (anno 2005) o della cooperazione internazionale (anno 2004).

Non sono “riconosciute” oltre il 90 per cento delle organizzazioni del nord: Veneto (97 per cento), Lombardia (93 per cento), Valle d’Aosta (91 per cento), l’Emilia Romagna (90%). Il Lazio, invece, ha la più alta percentuale di associazioni riconosciute. Nel Sud, il Molise è l’unica regione con oltre il 90 per cento delle associazioni non riconosciute, mentre in Puglia e Sicilia oltre il 66 per cento sono riconosciute. La maggior parte ha come ambito territoriale di riferimento il comune di appartenenza e solo 5 su 100 hanno un riferimento territoriale nazionale o internazionale. L’83 per cento, infine, ha la qualifica fiscale di onlus.

Solo il 4% delle associazioni ha un presidente under 35. I presidenti delle OdV hanno in media 58 anni, dieci in più rispetto ai volontari delle stesse organizzazioni, e arrivano a ricoprire quel ruolo dopo un periodo lungo di gavetta. I giovani adulti con meno di 35 anni sono quasi un quarto dei volontari (23,9%) e solo il 4,1% dei presidenti ha meno di 35 anni, il 10,3% è fra i 35 e i 44 anni. E’ questo uno dei dati più importanti (e per certi aspetti preoccupanti) che emerge dallo studio “I Profili del volontariato italiano. Un popolo che si impegna per una società più coesa” condotto dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione in collaborazione con il Banco Popolare, che è stata presentata lo scorso 22 ottobre.

Età dei volontari. Secondo lo studio, l’età media dei volontari nelle associazioni è in linea con quella della popolazione, 48,1 anni a fronte del 48,7 della popolazione nel suo complesso.
Sempre tra i presidenti, gli uomini sono in prevalenza ancora più netta: solo un presidente su tre è donna, tendenza analoga a quella registrata nella maggior parte dei contesti organizzativi di qualsiasi tipo (aziendale o istituzionale) dove la presenza femminile è più forte alla base e si assottiglia andando verso il vertice.

Il numero dei volontari nelle OdV. Per quanta riguarda i numeri dei volontari, in Italia ci sono 1,7 milioni di persone che fanno volontariato all’interno delle organizzazioni di volontariato, pari al 3,2% della popolazione italiana con più di 14 anni. La diffusione territoriale più elevata è nelle regioni del nord e del centro con punte superiori al 4,5% in Veneto e Lombardia e prossime all’8% in Trentino. Nel complesso i volontari nelle organizzazioni sono quindi 1,7 milioni sui 6,6 milioni circa che in Italia si dedicano al volontariato nelle sue diverse forme organizzate o informali.

Il tempo dedicato al volontariato. 
Per quanto concerne il tempo dedicato al volontariato, un volontario in media dedica 20,4 ore al mese alla sua attività, con la stima 28,7 milioni di ore di impegno gratuito in OdV al mese prestate complessivamente in Italia. I presidenti dedicano ancora più tempo: 25,6 ore al mese, quasi quattro giorni lavorativi pieni. Mediamente i volontari dichiarano un’anzianità di appartenenza all’organizzazione di 6,8 anni, i presidenti di nove anni.

Fonte: http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/496344/Giornata-mondiale-del-volontariato-in-Italia-oltre-44-mila-associazioni