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Egitto: Onu vuole inviare squadra diritti umani

Egitto: Onu vuole inviare squadra diritti umani
Dopo deposizione e detenzione Morsi, attende ok da Cairo
19 LUGLIO, 19:30

Il commissario per i diritti Umani dell’Onu, Navanethem Pillay
(ANSAmed) – GINEVRA – L’Alto commissario Onu per i diritti umani Navi Pillay è pronta a inviare una squadra in Egitto per ”seguire gli sviluppi” nel Paese dopo la destituzione del presidenze Mohamed Morsi lo scorso 3 luglio, ma è in attesa del via libera delle autorità egiziane. Lo ha detto oggi a Ginevra il portavoce Rupert Colville. Pillay ha inoltre scritto alle autorità del Cairo per chiedere informazioni sulle basi legali su cui si fonda la detenzione del presidente deposto e dello staff presidenziale, ha aggiunto. ”L’Alto commissiario ha informato le autorita’ egiziane che vorrebbe inviare nel Paese una squadra” di circa 3-4 persone.

”Stiamo aspettando l’autorizzazione delle autorità egiziane. La squadra è pronta a ”partire immediatamente”, ha aggiunto il portavoce. L’Alto Commissario, che ha incontrato l’ambasciatore egiziano a Ginevra lo scorso 10 luglio ed ha scritto alle autorità del Paese, chiede inoltre una lista dei nomi delle persone nei cui confronti sono stati emessi mandati di cattura in relazione agli eventi del 3 luglio e successivi ed informazioni relative al numero totale di persone che sono attualmente detenute in tale contesto. L’Onu ha chiesto infine informazioni sulla commissione istituita dalle autorità provvisorie egiziane per indagare sulle uccisioni dell’8 luglio, quando la polizia ha aperto il fucoco su una manifestazione pro-Morsi con un bilancio di almeno 51 morti.

In un recente rapporto sugli arresti in seguito alla deposizione di Morsi, Amnesty International ha espresso il timore che mentre alcuni sostenitori della Fratellanza ”possono essere stati coinvolti in incitamento e in atti di violenza, altri siano perseguiti solo per la loro appartenenza o il loro sostegno alla Fratellanza”. (ANSAmed).

Cina, il nuovo codice di procedura penale non protegge i diritti umani

http://www.agoravox.it/Cina-il-nuovo-codice-di-procedura.html

Ci sono voluti 15 anni per mettere a punto una riforma del codice di procedura penale cinese. Dopo che finalmente il 1° gennaio di quest’anno è entrata in vigore, Amnesty International ne ha analizzato per sei mesi l’attuazione.

Le conclusioni cui è arrivata l’organizzazione per i diritti umani, rese note in un rapporto, sono deludenti: da un lato, la nuova normativa ha reso legali una serie di pratiche illegali; dall’altro, i miglioramenti introdotti con la riforma non sono stati seguiti dalle autorità locali, giudiziarie e di polizia.

Adesso, sulla base della nuova normativa, la polizia può arrestare persone e, in alcuni casi trattenerle in un luogo segreto fino a sei mesi, senza fornire alcuna informazione ai familiari.

Il 1° giugno Du Bin, fotografo e autore di un documentario che ha rivelato le torture e i maltrattamenti a Masanjia, uno dei più famigerati campi di rieducazione attraverso il lavoro, è stato arrestato dalla polizia di Pechino. È stato trattenuto in custodia per oltre due settimane. Nonostante egli avesse fornito tutti i recapiti, la famiglia non è neanche stata informata dell’arresto.

Le nuove disposizioni continuano a consentire alla polizia di ricorrere a vaghe formule quali “gravi crimini”, “minaccia alla sicurezza dello stato” e “terrorismo” per privare presunti criminali dei loro diritti, compreso quello di poter incontrare tempestivamente un avvocato. In sostanza, questi reati continuano a essere usati per punire chi esercita il suo diritto alla libertà d’espressione e altri diritti umani.

Liu Ping, una difensora dei diritti umani, è stata arrestata dalla polizia il 27 aprile a Xinyu (provincia dello Jiangxi) per l’accusa di “incitamento alla sovversione dei poteri dello stato”. Il processo dovrebbe iniziare oggi. Dal giorno dell’arresto, le autorità non le hanno mai permesso d’incontrare un avvocato, con la scusa che il suo caso riguarda “la sicurezza dello stato”.

Il nuovo codice di procedura contiene una serie di garanzie che recepiscono gli standard internazionali in materia di diritti umani: ad esempio, il divieto di usare in tribunale prove estorte illegalmente, ad esempio confessioni forzate rese sotto tortura. Inoltre, ora gli avvocati possono presentare obiezione sul modo in cui i loro assistiti hanno reso le dichiarazioni usate come prova.

Questa è la legge scritta. Quella usata, invece, dice altro.

Il 4 aprile l’avvocato Wang Quanzhang ha obiettato sulla legalità del modo in cui un suo cliente, un praticante della Falun Gong di Jingjiang (provincia dello Jiangsu) aveva reso le dichiarazioni, ossia mediante la tortura. Il giudice non solo ha respinto l’obiezione ma ha ordinato l’arresto dell’avvocato per aver reso disturbo in aula. Una mobilitazione senza precedenti della comunità online cinese ha costretto le autorità a revocare il provvedimento dopo 48 ore.

Che senso ha introdurre garanzie in tema di diritti umani se poi non vengono attuate? È una storia affatto nuova, riguarda molti paesi. Ma dopo 15 anni, era lecito aspettarsi qualcosa di meglio.

Pochi insegnanti di sostegno per disabili

“Pochi insegnanti di sostegno per disabili” Ministero Istruzione condannato per discriminazione

Dopo il ricorso presentato da Ledha e da 16 famiglie

 

Il Tribunale di Milano ha condannato il Miur per discriminazione ai danni di studenti con disabilità “per aver previsto una dotazione di insegnanti di sostegno inferiore a quella necessaria”.  La Lega per i diritti delle persone con disabilità: “vittoria per le famiglie di 16 ragazzi con disabilità che si erano visti assegnare un numero di ore di sostegno inferiore alle loro esigenze”

Milano, 15 luglio 2013 – Il Tribunale di Milano ha condannato il Miur per discriminazione ai danni distudenti con disabilità “per aver previsto una dotazione di insegnanti di sostegno inferiore a quella necessaria”. Lo ha spiegato l’associazione Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità) in un comunicato in cui parla di “vittoria per le famiglie di 16 ragazzi con disabilità che,durante lo scorso anno scolastico, si erano visti assegnare un numero di ore di sostegno inferiore alle loro esigenze”.

Lo ha stabilito il giudice della Prima sezione civile del Tribunale di Milano accertando la condotta discriminatoria del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ai danni degli studenti con disabilità “per aver previsto una dotazione di organico di insegnanti di sostegno inferiore a quella necessaria per soddisfare le necessità rappresentate dagli organismi scolastici e nei Piani educativi dei minori”. Soddisfatto il presidente di Ledha, Franco Bomprezzi “per il contenuto di questa sentenza che si inserisce splendidamente nel filone giurisprudenziale del rispetto del principio di non discriminazione, contenuto nella Convenzione Onu e reso esigibile grazie alla legge 67/2006”.

Oggetto del ricorso, che era stato presentato presentato da Ledha e da 16 famiglie, i provvedimenti adottati dal Miur tra l’aprile 2010 e il luglio 2012 con cui si è determinata una riduzione del numero di insegnanti di sostegno a fronte di un incremento del numero di studenti con disabilità. A seguito diquesti tagli, molti ragazzi con disabilità non hanno potuto usufruire del monte ore di sostegno necessario.

“Leggendo le motivazioni addotte a difesa, da parte delle istituzioni scolastiche e del Ministero non posso non rilevare con preoccupazione il continuo riferimento alla necessità di contenere i costi e la convinzione di poter agire in un quadro normativo di grande discrezionalità – sottolinea Franco Bomprezzi -. Ecco perché ancora una volta si deve chiedere alla magistratura di intervenire per ristabilire la qualità del diritto all’inclusione scolastica”. L’auspicio di Ledha è che con il prossimo anno scolastico, simili episodi discriminatori non si ripetano più.

 

FONTE: http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2013/07/15/920105-sostegno-disabili-scuola-ministero-istruzione.shtml