DISCRIMINAZIONE

Disabilità: storie di ordinaria discriminazione

http://www.pensieridintegrazione.it/diritti/108-diritti/429-disabilita-storie-di-ordinaria-discriminazione

di Rosita Grieco

Ha avuto il suo lieto fine e tanta solidarietà la storia di Danilo, il bimbo con sindrome di Down rifiutato da un centro estivo della Capitale perché ritenuto “difficile da gestire”. E’ stata questa la motivazione che i gestori del centro estivo hanno dato ai genitori del piccolo Danilo alla fine dell’unico giorno di frequenza nella struttura ricreativa.

Difronte a tale rifiuto il padre, Andrea, non si è voluto arrendere e nei giorni scorsi ha denunciato la vicenda su Facebook, appellandosi “a tutti coloro che hanno subito una qualche forma di ingiustizia, un’esperienza analoga che vi ha turbato, deluso, a scuola, nel lavoro, nello svago. Potete scrivere anche in privato, con la certezza che daremo seguito alla cosa. L’unione fa la forza” e invitando a pubblicare foto e video di questi bambini “pericolosi”.

La vicenda ha avuto un’eco immensa in rete, con centinaia di commenti di solidarietà al padre e condivisioni di quel post amaro e indignato, destando l’attenzione delle istituzioni.

Il presidente del XIV Municipio, Valerio Barletta, quando ha saputo dell’accaduto ha “invitato la famiglia all’inaugurazione della ciclabile di Monte Mario, perché incontrasse il sindaco Ignazio Marino: ed è con lui che abbiamo proposto ad Andrea di iscrivere il figlio, gratuitamente, in un centro sportivo municipale”. Sul caso è intervenuta anche la presidente della commissione capitolina Politiche sociali e della salute, Erica Battaglia: “Sono orgogliosa perché questa amministrazione ha saputo essere vicina a quella famiglia che ha dovuto reclamare il diritto alla socialità per un suo figlio con sindrome di Down. Un diritto che, ormai, dovrebbe costituire la norma, perché tutti i bambini hanno uguali diritti”. La deputata disabile Ileana Argentin in un tweet scrive: “Io ho l’idea che il centro deve chiudere perché non si può essere attrezzati per alcuni bambini sì e per altri no”. E anche dalla Toscana il presidente della Regione Enrico Rossi ha postato la vicenda di Danilo sulla sua pagina Facebook commentando che “in questa vicenda di pericoloso c’è solo l’ignoranza”

Solidarietà, ma anche tanto sdegno per l’accaduto, è arrivata dall’Anffas, l’associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale, che problematiche come queste le affronta quotidianamente: “Si grida allo scandalo ma magari si trattasse di uno scandalo…non è affatto un caso isolato, piuttosto è la norma, che sistematicamente si ripete”. A riferirlo è Roberto Speziale, il presidente dell’Anffas, che di famiglie come quella di Danilo ne conosce tante, così come conosce e registra i loro bisogni e le loro difficoltà. Tra queste, c’è il “tempo estivo”, che ogni anno riporta, in queste case, un vero e proprio dramma: “Inserire il proprio figlio disabile in un centro estivo, comunale o privato che sia, è praticamente impossibile – denuncia -. Questi ragazzi vengono puntualmente rifiutati, spesso con la scusa che non ci sono risorse per garantire un operatore che provveda ai loro specifici bisogni. Solo le famiglie “organizzate”, quelle che fanno riferimento a una struttura associativa, trovano le risposte che cercano: il centro diurno, che d’estate si trasforma in centro estivo o i soggiorni per i ragazzi, che alle famiglie offrono anche un po’ di respiro. Ma parliamo di soluzioni solo per ragazzi disabili, mentre la condizione ideale sarebbe quella integrata: ragazzi disabili inseriti nei centri estivi accanto ai loro compagni, una realtà sempre più lontana”.

Una situazione che negli anni va peggiorando sempre di più secondo quanto dice l’Anffas. E il problema rimane sempre di tipo culturale, di approccio alla disabilità: “nonostante tutti i nostri sforzi di lavorare in chiave inclusiva, la società si sposta sempre più verso l’esclusione, quando poi questo avviene in contesti scolastici, come i centri estivi ma anche le gite, è ancora più sconfortante. Ed è proprio lo sconforto che oggi ci stanno comunicando tante famiglie, all’indomani di questo ennesimo caso di discriminazione. Credo – continua Speziale – non ci sia altra strada che l’azione legale. Sì, perché escludere un ragazzo disabile da un centro estivo, come da qualsiasi altro servizio viola la legge 67/2006. Eppure, è quello che accade sempre più spesso. C’è l’alibi delle risorse: ma un servizio si pensa e si progetta a partire dall’accessibilità per i più bisognosi. O si fa per tutti, o non si fa per nessuno: è quello che prescrive la legge. E chi non la rispetta, va sanzionato. E’ quello che proponiamo anche ai genitori di Danilo e a tutti quelli che si trovassero nella stessa situazione: attivare un’azione legale, anche con l’aiuto gratuito dei nostri avvocati”. Ancora una volta è stata la Rete la molla scatenante dell’indignazione del popolo e delle istituzioni quando invece basterebbe che quest’ultime ponessero maggiore attenzione alle questioni che riguardano l’inclusione sociale, prevenendo situazioni del genere. Soprattutto se di mezzo c’è un bambino.

“Sì a matrimoni gay e ai sacramenti per divorziati”. I cattolici rispondo al Papa

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di  | 12 giugno 2014

“Sì a matrimoni gay e ai sacramenti per divorziati”. I cattolici rispondo al Papa

Sì a matrimoni gay, ai sacramenti per i divorziati risposati e ai metodi contraccettivi. È quanto chiedono a larga maggioranza a Papa Francesco i cattolici, e non solo, della Germania, dellaFrancia, del Belgio, dell’Austria, della Svizzera e del Giappone. Da questi sei Paesi, infatti, arrivano le prime risposte al questionario sulla famiglia voluto da Bergoglio in vista del Sinodo dei vescovi che si terrà nel prossimo ottobre in Vaticano e che discuterà di questi temi scottanti portando a Roma le richieste dei fedeli di tutto il mondo.

Un questionario, che il Papa ha voluto avesse la più ampia partecipazione possibile tra credenti e non, che è stato anche osteggiato da alcuni episcopati nazionali. In Italia, a differenza di ciò che è avvenuto in molti altri Paesi, esso non è stato pubblicato dalla Cei. Il cardinale Angelo Bagnascoha motivato questa scelta affermando che nella lettera di accompagnamento della segreteria generale del Sinodo era indicato esplicitamente di non pubblicare né il questionario né la sintesi delle risposte che sarebbero state inviate in Vaticano. Ma il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, ha spiegato che la volontà di Papa Francesco è che chiunque, indipendentemente dalle diocesi, dalle parrocchie e dai movimenti ecclesiali, possa rispondere al questionario e inviare le sue riflessioni direttamente in Vaticano.

Su matrimoni gay, sacramenti ai divorziati risposati e contraccezione nei Paesi europei che hanno già inviato le risposte dei fedeli le posizioni sono quasi del tutto convergenti. Sfumature leggermente diverse, invece, arrivano dal Giappone anche a causa della cultura fortemente secolarizzata. InGermania vengono prevalentemente rifiutate in modo esplicito le affermazioni della Chiesa sui rapporti sessuali prematrimoniali, sull’omosessualità, sui divorziati risposati e sul controllo delle nascite. Nei cattolici tedeschi c’è anche una chiara tendenza a vedere il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali e la loro parità di trattamento rispetto al matrimonio come un comandamento di giustizia. L’apertura del matrimonio in quanto tale a coppie omosessuali viene, invece, respinta. Tuttavia molti fedeli pensano che sia giusto e positivo offrire un rito di benedizione anche a coppie omosessuali. Da sottolineare che dal 2000 in Germania esiste l’istituto giuridico delle unioni civili registrate, aperto alle coppie dello stesso sesso, che negli anni scorsi è stato pressoché equiparato al matrimonio. Solo il diritto di adottare bambini attualmente è riservato alle coppie unite in matrimonio.

In Austria la stragrande maggioranza dei cattolici è favorevole all’ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti. Altrettanto numerosi sono coloro che rifiutano il divieto dei metodi artificiali di regolazione delle nascite da parte della Chiesa. Per loro la pianificazione familiare è una questione da lasciare alla responsabilità dei genitori. Per i fedeli austriaci la Chiesa non prende abbastanza sul serio la realtà del fallimento nella famiglia e non riesce a trasmettere in modo comprensibile il suo insegnamento sul matrimonio e sulla morale sessuale. In Svizzera le risposte sono in larghissima parte concordi nel mostrare incomprensione e rifiuto per la dottrina ufficialeche non consente ai divorziati risposati di ricevere i sacramenti. Il 90 per cento dei cattolici del Paese si attende che la Chiesa riconosca e benedica queste coppie. Il 60 per cento dei partecipanti al questionario, invece, vorrebbe il riconoscimento e la benedizione anche delle coppie omosessuali. La proibizione dei metodi contraccettivi è ben lontana dalla pratica e dalle idee della grande maggioranza dei cattolici svizzeri.

In Francia la legislazione civile ha moltiplicato le leggi che si pongono chiaramente in contrasto con le posizioni della Chiesa cattolica: la liberalizzazione dell’aborto, la possibilità del matrimonio per le persone omosessuali, il divorzio per mutuo consenso, la contraccezione largamente diffusa, anche per i minorenni. Sui divorziati risposati la maggioranza chiede che la Chiesa di Roma si ispiri a quella ortodossa dove, dopo un tempo di penitenza e quando la stabilità della nuova unione pare chiaramente acquisita, una celebrazione può riconoscerla, senza tuttavia rimettere in causa l’indissolubilità del matrimonio. Sulle unioni gay l’atteggiamento richiesto dai fedeli è quello dell’accoglienza senza giudizio né rifiuto da parte della Chiesa. Piccolissima la minoranza francese che mette in pratica l’insegnamento cattolico sulla contraccezione utilizzando, per esempio, il metodo Billings, la regolazione della fertilità delle donne.

In Belgio i fedeli sottolineano che il divorzio non è una situazione eccezionale nella società odierna e deve essere integrato nella maniera in cui la Chiesa si rivolge al matrimonio e alla famiglia, ovvero va considerato una condizione che ne fa totalmente parte. Sui matrimoni gay, che sono riconosciuti dalla legge belga, la maggioranza chiede che la Chiesa ammetta le relazioni omosessuali anche con un forma giuridica più stabile e senza rifiuto morale. Sui metodi contraccettivi l’auspicio è che la Chiesa modifichi la propria visione al riguardo. In Giappone, infine, i fedeli sono più disponibili a interrompere i loro legami con la Chiesa cattolica piuttosto che affrontare situazioni in cui si sentono giudicati. Vi sono persone che non sanno di non poter ricevere la comunione se si sono risposate dopo il divorzio. Anche fra coloro che, invece, lo sanno alcune ricevono i sacramenti regolarmente e ci sono sacerdoti che non dicono nulla pur conoscendo la loro situazione. In Giappone non esiste un riconoscimento legislativo dei matrimoni gay e lo stato non li promuove. I cattolici giapponesi per lo più sono indifferenti verso l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione o non lo conoscono. A parte l’aborto, sembra che non vi siano molti sensi di colpa riguardo all’utilizzo di questi metodi.

Usa-Russia, Obama: “Con Putin è tornata la retorica anti-americana” – Il Fatto Quotidiano

“Con Vladimir Putin è tornata la retorica anti-americana”. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama non le manda a dire. Spiega così l’annullamento del vertice tra Usa e Russia. “Non è solo per la vicenda Snowden – ha spiegato Obama – non è strettamente punitivo”. C’erano dissensi su diverse questioni, come la situazione della Siria e dei diritti umani in Russia. ”Ci sono sempre state alcune tensioni con la Russia sin dal crollo dell’Urss – ha proseguito il presidente americano – Ma negli ultimi anni con Medvedev ci sono stati dei progressi”Insomma, “con la Russia è bene prendere una pausa e ricalibrare i nostri rapporti”. Obama precisa di non avere “una cattiva relazione personale con Putin: le nostre conversazioni sono spesso produttive e costruttive”. Tuttavia attribuisce al capo del Cremlino una maggiore propensione alla “retorica anti-americana” rispetto al suo predecessore (e attuale primo ministro) Dmitri Medvedev. Quanto a quel riferimento ai diritti umani il presidente statunitense ribadisce, per esempio, le proprie critiche alla legge russa che vieta la propaganda per le relazioni sessuali non tradizionali, anche se non ritiene che non sia appropriato boicottare le prossime Olimpiadi invernali in programma a Soci, nel sud della Russia. A gettare acqua sul fuoco è il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, secondo il quale la concessione dell’asilo temporaneo in Russia a Snowden, l’ex analista di Cia e Nsa, non produrrà alcuna nuova guerra fredda Russia-Stati Uniti. “E’ chiaro – ha tagliato corto – che non c’è da attendersi una guerra fredda: il dossier Snowden non incide sulle grandi linee delle relazioni”.

Il caso Snowden non è il solo motivo alla base della cancellazione dell’incontro con il capo di Stato russo, ma Obama ne parla in termini anche netti. “L’America – dice – non è interessata a spiare le persone comuni. Lavorerò con il Congresso: i programmi di sorveglianza possono e devono essere più trasparenti”. Il presidente Usa lancia quindi una task force per studiare la questione dei controlli di sorveglianza da parte della Nsa, contestati da tante organizzazioni a tutela dei diritti civili. “Ho chiesto una revisione del nostro programma di sorveglianza” perché è necessario trovare un equilibrio fra sicurezza e libertà”. Sarà un piano di revisione in quattro punti, per accrescere la trasparenza. Una riforma che arriverà al cuore della difesa dello Stato, visto che si lavorerà – nel Congresso – per riformare il Patriot Act, la legge antiterrorismo dopo l’11 settembre. In particolare, si punta ad avere nuove regole per avere una maggiore controllo e trasparenza al momento di raccogliere registrazioni telefoniche. Obama ha peraltro parlato anche di Al Qaeda: il nucleo centrale che ha compiuto gli attacchi del 2001, ha affermato, è stato decimato ed è debole, ma le organizzazioni regionali, come nella penisola araba, sono una minaccia e possono uccidere, colpendo per esempio le ambasciate. Da qui le allerte dei giorni scorsi.

Infine il caso Datagate. La fuga di notizie ad opera di Edward Snowden, prosegue il presidente americano, ha “provocato una revisione del programma di sorveglianza della Nsa più rapida e più appassionata”. Ma questo non vuol dire considerare l’ex agente “un patriota”. Piuttosto va ritenuto qualcuno sulla cui testa “pendono gravi accuse criminali”: “Se è convinto di aver fatto la cosa giusta, come ogni americano può venire qui a difendersi in tribunale”. Obama comunque rassicura gli americani: devono avere fiducia nei programmi di sorveglianza del governo. Così i giornalisti chiedono perché servano nuove regole, se è tutto ok: “L’attuale programma di sorveglianza della Nsa non compie abusi – ha risposto Obama – Su questo c’è la massima fiducia. Tuttavia, la riforma serve a evitare che se ne compiano in futuro”.

-Russia, Obama: “Con Putin è tornata la retorica anti-americana” – Il Fatto Quotidiano.